21 settembre 2021: Giornata Mondiale dell’Alzheimer

Oggi, come ogni 21 settembre, ricorre la Giornata Mondiale dell’Alzheimer, istituita nel 1994 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dall’Alzheimer’s Disease International (ADI), il cui obiettivo è accrescere la coscienza pubblica su questa patologia che coinvolge non solo chi ne è affetto, ma anche chi gli/le sta vicino.

In tutto il mondo, si contano circa 36 milioni di malati di Alzheimer e di altre forme di demenza più o meno lievi, con oltre 1 milione 200 mila solo nel nostro paese (di cui circa il 60% affetto da Alzheimer), dati purtroppo destinati ad aumentare drammaticamente nei prossimi anni, come conseguenza dell’invecchiamento della popolazione. L’incidenza maggiore si registra tra le donne.

L’Alzheimer è la forma più comune di demenza senile, e si caratterizza per la perdita progressiva della memoria e di altre funzioni cognitive, che influiscono su ogni aspetto della vita dei pazienti, fino a impedire il normale svolgimento anche delle attività quotidiane più semplici.

Secondo alcuni studi, questo declino cognitivo si manifesta già attorno ai 50-60 anni e normalmente viene preceduto da:

  • alterazioni di diversa entità nell’umore;
  • disturbi dell’attenzione;
  • difficoltà di ragionamento e pianificazione delle attività quotidiane, e nello svolgere compiti semplici;
  • amnesie;
  • disturbi del linguaggio;
  • disorientamento temporale e spaziale;
  • disinteresse verso affetti e attività sociali;
  • episodi di irritabilità e delirio, ansia e depressione.

Anche prima di queste avvisaglie, gli esperti consigliano di avere una serie di accortezze volte a salvaguardare la nostra “riserva cognitiva”, tra le quali sicuramente c’è il mantenimento di uno stile di vita sano e di relazioni sociali vive, ma anche la pratica di attività fisica, studio e lettura, tutte attività che potrebbero ritardare l’insorgere della malattia addirittura fino a cinque anni.

Al momento, non si può predire lo sviluppo della malattia, né se ne conoscono le cause, seppure siano stati identificati diversi fattori che concorrono ad aumentare il rischio di sviluppare la patologia: l’età avanzata, la storia familiare, traumi cranici, stili di vita poco sani e patologie circolatorie. Ciononostante, in caso di primi disturbi, è possibile sottoporsi ad alcuni test cognitivi per una diagnosi precoce. Arrivare a una diagnosi definitiva, comunque, non è semplice perché molti sintomi sono comuni alla depressione, al normale processo di invecchiamento o ad altre forme di demenza e, quindi, solitamente ci si arriva per esclusione di altre patologie in grado di spiegare quei sintomi.

Il primo passo da compiere è sicuramente rivolgersi alle Unità Valutative Alzheimer (UVA), che sono centri specialistici predisposti dal Ministero della salute, a cui si accede tramite impegnativa del medico di base. In un secondo momento, qualora venisse confermata la diagnosi, tali centri si occuperanno di definire e rivedere periodicamente il piano terapeutico e le strategie assistenziali migliori, sulla base delle esigenze di ogni singolo paziente.

Pur non esistendo una cura, sono allo studio trattamenti farmacologici innovativi che possono rallentarne lo sviluppo sia da parte dell’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA), che ha incluso un farmaco biologico all’interno del programma PRIME (PRIority MEdicines) – finalizzato a migliorare l’accesso a terapie farmacologiche per patologie per le quali non esiste ancora una cura specifica – che da parte della sua controparte italiana, ossia l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA). Anche il Ministero della Salute ha avviato diverse ricerche in materia.

Va sottolineato come negli ultimi anni siano stati fatti numerosi passi avanti. Si è venuta a creare una fitta rete di supporto (sia al paziente che alla sua famiglia) tramite la creazione delle Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA), le quali dispongono di nuclei specializzati in grado di accogliere in via temporanea o definitiva i soggetti con demenza, ma anche Centri Diurni Integrati, che offrono un’assistenza durante la giornata e, infine, gli Alzheimer Café che offrono uno spazio conviviale per alcune ore della giornata. Altresì, si è assistito alla nascita di numerose associazioni, che offrono sostegno di diversa natura (sociale, psicologico, legale e terapeutico), riunite nella Federazione Alzheimer Italia, la quale ha attivato un utilissimo servizio di assistenza telefonica chiamato “Pronto Alzheimer“, al quale possono rivolgersi familiari e operatori assistenziali per sviluppare una maggiore conoscenza della malattia, il tutto finalizzato a migliorare la qualità della vita del paziente e di chi lo accudisce (molto spesso suoi familiari).

A tal proposito, citiamo le parole della Presidente della Federazione di cui sopra, Gabriella Salvini Porro, in riferimento al servizio offerto: “sentire la voce di chi ha già vissuto tale esperienza, fare tesoro di piccoli e grandi consigli sulle strategie di comportamento, informarsi sulle associazioni a cui chiedere aiuto, ricevere preziosi suggerimenti sulle decisioni da prendere nel corso delle diverse fasi della malattia: tutto questo può contribuire ad alleviare le sofferenze del malato ed il peso, fisico e psicologico, di chi lo assiste”.

Se anche chi legge si trova nella difficile situazione di affrontare quotidianamente il rapporto con un familiare che si allontana ogni giorno di più dalla persona che era, il nostro consiglio è di contattare immediatamente Pronto Alzheimer allo 02.809767, oppure ricorrere all’associazione più prossima tra le tante oggigiorno presenti sul territorio nazionale.

Non siete soli in questa battaglia!

Vi ricordiamo che potete sempre contattarci ai seguenti recapiti: 0884 582857, oppure tramite messaggio di posta Facebook/Instagram/Linkedin o elettronica a staff@farmaciascianname.com

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